The Encyclopedic Palace – Venice Biennale 2013




The Encyclopedic Palace – Venice Biennale 2013 by Marco Musillo

October 27th, 2013 reset - +

All photographs by Marco Musillo. All rights reserved. 
The following is an English translation. The original Italian is included below. 

 

THIS IS AN ASYMMETRICAL and brief photographic journey into the international art exhibition La Biennale di Venezia, which is held in Venice, Italy, on odd years and runs this year from early June to late November.

The photos here are not meant to offer an exhaustive visual narrative of the exhibition, but instead are the result of my wandering along the paths linking spectators to civic spaces and art displays. I have divided the photos into three movements. The first and third capture the spaces of the Arsenale and the Giardini, the latter being the main site of the Biennale where most of the national pavilions are located. In between is a group of photos called Apparizioni, which I see as a connective set that places the urban space of the city and the lagoon alongside the official display. Increasingly in recent exhibitions, the city’s urban space is filled by collateral events that amplify or reverberate the Biennale’s formal presentations.

The Biennale, originally presented only at the Giardini, had its first debut on March 22,1895, and received 224,000 visitors. Today La Biennale di Venezia, being only one of many biennial exhibitions around the world, has lost some of its past authority. To a certain extent, the Biennale is a vestige, still potent in all its naïveté, of the idea behind universal expositions, where the whole world’s artistic expressions might be contained. In Venice this aspect is magnified by the fact that the city is not only an urban space, but also an assortment of places - on terra firma and on water – used and misused for many types of display. My interest in a photographic portrait of this event is thus to capture the spectator’s ephemeral glances towards the Biennale’s unique blending of art and space. 

This year the theme was encyclopedic in nature, and as a spectator I found it difficult to feel part of an exhibition containing a plurality of ordered forms. This discomfort pushed me to discover displays where I could experience a texture, a visual message, or the artist’s personality without following a pre-established discourse. 

One of the facets that I wanted to portray was the presence of neutral empty spaces surrounding the viewing, enhancing the presence of natural ingredients - clay, wood, water, metal, fibers, light, sounds - beyond their shapes and expressive possibilities. Even the narration of human activities seemed to have watermarks left by natural substances. The photographic journey presents the Biennale through these watermarks, exposing the city and the spectators as subjects characterized by the same complexity linking art practices to human perceptions: the water may be seen as a lyrical element, city passages may turn into spirited views, and art forms may be transformed into objects of contemplation. At the end of my photographic trawl through Venice I felt reassured: the Biennale will never risk becoming sanctified, empty of artistic and human encounters.

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Questo è un breve e asimmetrico viaggio fotografico attraverso la Biennale di Venezia, la mostra d’arte internazionale italiana che si tiene negli anni dispari, dall’inizio di giugno fino alla fine di novembre. Le foto raccolte non hanno la pretesa di offrire una completa panoramica della mostra; queste sono infatti il prodotto del mio girovagare lungo i percorsi che uniscono i visitatori agli spazi cittadini e alle opere d’arte esposte. Il percorso fotografico è quindi diviso in tre movimenti. Il primo e il terzo catturano immagini relative agli spazi dell’Arsenale e dei Giardini, il sito dove si trova la maggior parte dei padiglioni delle rappresentanze nazionali. Tra i due, Apparizioni è un gruppo di foto che svolge la funzione di collegamento tra i luoghi dello spazio civico, compresa la laguna, e la mostra. Nelle ultimi biennali veneziane infatti il tessuto cittadino si è in modo crescente riempito di eventi collaterali che riecheggiano o amplificano le esposizioni ufficiali.

La Biennale debuttò per la prima volta nell’area dei Giardini il 22 marzo del 1895 e fu visitata da un pubblico di 224000 visitatori. Oggi la Biennale di Venezia, parte di un circuito globale nutrito di molte esposizioni, ha perso parte della passata autorità.Si potrebbe quasi affermare che la mostra veneziana rappresenti ancora quell'idea, carica di potente ingenuità, che fu all’origine delle esposizioni universali, dove si pensava di contenere con successo le espressioni artistiche del mondo intero. 

A Venezia questo aspetto è rafforzato  dal fatto che la città non è solo uno spazio urbano ma un assortimento di luoghi, sulla terra ferma o sull’acqua, usati o abusati per contenere manifestazioni di diverso tipo. Il mio interesse per questo particolare evento artistico è quindi fondato sulla voglia di catturare lo sguardo dello spettatore sulla Biennale vista come amalgama composta di spazio e arte esposta.   

Quest’anno il tema della Biennale, concernente una visione enciclopedica della produzione artistica, mi ha reso contraddittoriamente difficile il riconoscere una pluralità di forme ordinate. Il mio disorientamento mi ha però portato a scoprire raccolte d’arte dove ho potuto percepire attraverso i sensi strutture, visioni, o la personalità degli artisti, senza aver dovuto seguire un percorso estetico  prestabilito.

Uno degli aspetti che ho voluto ritrarre è la presenza di spazi neutrali di vuoto che caratterizzano la visione, e sottolineano così la presenza di elementi naturali – argilla, legno, acqua, metallo, fibre, luce e suoni – al di là delle forme e delle possibilità espressive. Da questa prospettiva, anche la narrazione di attività umane sembra essere segnata dalla filigrana di sostanze naturali. Il percorso fotografico presenta la Biennale attraverso tali segni, mostrando la città e gli spettatori come soggetti che condividono la stessa complessità che lega le pratiche artistiche alle percezioni umane.

L’acqua diventa così un elemento lirico, i passaggi cittadini si tramutano un visioni animate, e le forme artistiche si trasformano in oggetti di contemplazione. Al termine della mia caccia fotografica attraverso Venezia  mi sono sentito rincuorato: la Biennale non correrà mai il rischio di essere santificata e svuotata dei suoi incontri artistici ed umani.

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 Section 1: Arsenale

 

Venice 1

You (you) by Lee Kit, Hong Kong, graffiti.

 

022

 Gathering under the Biennale.

 

033

As a contrast to the white noise of the information age by Walter de Maria.

 

044

Pendopo by Sri Astari at the Indonesian pavilion.

 

055

Fabio Mauri Ideologia e natura at the Italian pavilion.

 

077 

Capturing Chinese culture in Shu Yong’s tiles.

 

 Section 2: Apparizioni

 

088

Punta della Dogana unsettling colors.

 

099

Marine creatures ready for high tides.

 

0110

Police interrogating Ai Weiwei in the S. A. C. R. E. D. display in the Church of Sant’Antonin.

 

0122

Light ephemeral love.

 

0133

Better in between.

 

0155

The green taking shape.

 

0166

Dreams vendor.

 

 Section 3: Giardini

 

0188

Finnish bark framing the Biennale.

 

0199

‘Today when, (yesterday or tomorrow)?’ protest for the closure of the Venezuelan pavilion.

 

0212

Knitted cabin in the Trafaria Praia.

 

0222

Berlinde De Bruyckere’s Kreupelhout-Cripplewood in the Belgium pavilion.

 

0244

Bang by Ai Weiwei in the German pavilion.

 

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